LA GUERRA DEI POVERI E LA CONVENIENZA DELLE REGOLE

Non è bastato il tempo di scrivere un post distensivo su tutto l’arco elettorale del paese, ed è subito scoppiata la prima polemica tra un paio di liste concorrenti. Neanche il tempo di tessere le lodi alla Monica De Carlo, e la candidata della lista W Scalea è caduta su una questione a nostro avviso alquanto gratuita e pretestuosa, dettata dalla volontà di sfidare i ragazzi del M5S alla conquista del voto di protesta. Neanche il tempo di far uscire la notizia, e subito qualcun altro a corto di idee ha cercato di ficcarsi nella questione per sottolineare che il M5S non è tanto diverso dagli altri quanto a concezione delle regole.
La polemica ci appare fuori luogo e di scarso interesse per la gente, perché appare fin troppo chiaro che si tratta di questione messa in piedi solo per ragioni tattiche, per chiamare i cinquestelle a un duello su chi merita il voto giovane o di contestazione. Quando ci si avventura in queste soluzioni non si deve mai trascurare l’intelligenza collettiva, la capacità molto acuta dell’elettorato di saper smascherare in men che non si dica certe trovate intrise di una furbizia elettorale che i frequentatori delle piazze e dei circoli cittadini conoscono a menadito.
L’impressione è che la gente in questo momento apprezzi un solo tipo di intervento, quello di chi dimostra sicurezza e capacità nel sapere cosa deve fare e come deve farlo. Tutto il resto è liquidato con poche battute, che certe volte sembrano veramente sentenze scritte sul marmo.
Come nel caso in questione, sulla polemica ingaggiata contro i Cinquestelle per le regole seguite due mesi fa nella designazione del proprio candidato a sindaco. Tutto si è risolto in grande semplicità, con poche battute da bar, incentrate su due argomenti: gli accordi impossibili per chi aveva in mente la sola candidatura della propria persona come candidata a sindaco, e la gratuità della polemica sulle regole da parte di chi, fino ad oggi, non è mai intervenuto né di fronte a quello che si è verificato all’interno della sezione PD, né sulla questione della raccolta delle firme a sostegno delle candidature dell’ultima ora. Se di regole si vuole parlare, le occasioni per farlo e per dimostrarsi cultori della loro osservanza ci sono state, ma temiamo che qualcuno le abbia mancate.
Di fronte a questo genere di cose, sicuramente frutto di inesperienza giovanile, una sfida vorremmo lanciarla noi. Vorremmo vedere i vari candidati “giovani” impegnati a dimostrare alla gente le loro capacità di amministrare, con l’esposizione chiara e convincente di cosa vogliono fare e come pensano di farlo. Il racconto delle loro storie individuali o collettive può andar bene una volta, mentre non va affatto bene la polemica sulle regole, soprattutto se si tratta di polemica strumentale su questioni di minore importanza, che, rispetto ad altre, non coinvolgono né la morale di partito, né la regolare partecipazione di una o più liste alla competizione elettorale.
La guerra dei poveri non serve né a chi la combatte, né a chi la osserva. La guerra sull’antagonista si fa per vincere, altrimenti è meglio una guerra sui contenuti, che ha maggiore possibilità di essere utile alla collettività.
Non dimentichiamo che tra i sei capilista di questa tornata, oltre al sindaco si sceglie anche il futuro politico di Scalea, i rappresentanti del popolo sugli opposti versanti del consiglio comunale, e sarebbe il caso che la scelta si facesse in base ai contenuti e non in base alla capacità di fare polemiche.

Fonte: Leo Valle

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