Atto n. 3-02909 (con carattere d’urgenza) – Senato della Repubblica

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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02909

Atto n. 3-02909 (con carattere d’urgenza)

Pubblicato il 7 giugno 2016, nella seduta n. 637

MOLINARI , BENCINI , SIMEONI , MUSSINI , ROMANI Maurizio – Al Ministro della salute. –

Premesso che:

il piano di rientro della Regione Calabria, al fine di recuperare risorse economiche per la disastrosa situazione finanziaria prodotta dalla gestione della sanità, ha provocato la chiusura degli ospedali mettendo a rischio il rispetto del diritto alla salute, sancito dall’art. 32 della Costituzione;

in seguito alla riconversione dell’ospedale di Praia a Mare (Cosenza) è rimasta scoperta dalla tutela sanitaria la zona dell’alto Tirreno cosentino, comprendente 15 comuni calabresi, di cui alcuni montani. Dati i tempi di percorrenza per il più vicino ospedale pubblico, ovvero l’ospedale “Iannelli” di Cetraro, risultano essere violati i parametri della rete ospedaliera fissati con il decreto n. 70 del 2 aprile 2015 del Ministero della salute;

il territorio presenta una viabilità complessa, insistendo su una sola arteria di collegamento, la strada statale 18, strada ad elevata e composita densità di traffico, definita pericolosa, visto il tasso di incidenti, e con una sola corsia per senso di marcia, ricca di incroci e che attraversa, in gran parte, i centri abitati. Peraltro, il verificarsi di incidenti contribuisce a rallentare se non bloccare, anche per ore, la circolazione, come accaduto recentemente con il ribaltamento di un tir carico di farina;

le distanze ed i tempi di percorrenza per Cetraro, senza traffico, risultano (da Google Maps) essere i seguenti: da Tortora 57 minuti (55,7 chilometri), da Praia a Mare 50 minuti (49,7 chilometri), da San Nicola Arcella 41 minuti (40,7), da Scalea 38 minuti (36,5), da Santa Maria del Cedro 34 (30,3 chilometri), da Grisolia 39 (33,5 chilometri), da Diamante 25 minuti (21,0), da Maierà 36 minuti (30,0 chilometri), da Santa Domenica Talao 50 (40,5), da Papasidero 66 minuti (52,0 chilometri), da Orsomarso 49 minuti (43,4 chilometri), da Verbicaro 55 (43,0), da Aieta 64 (57,6), da Buonvicino 41 minuti (31,4 chilometri). Tali tempi di percorrenza risultano non corrispondere al vero poiché essi sono calcolati senza tener conto del traffico e dei vari ostacoli che si incontrano sull’unica arteria stradale, comprese le deviazioni dei mezzi dalla A3; tali problematiche, in alcuni casi ed in alcuni periodi dell’anno arrivano a far quadruplicare i tempi di percorrenza. Va aggiunto che non ci sono mezzi pubblici che consentono di raggiungere gli ospedali di Paola e Cetraro, il che non permette a chi non è munito di mezzo proprio, specie a coloro che devono ricevere cure quasi giornaliere o periodiche come la chemioterapia, di ricevere l’assistenza necessaria;

il territorio ha un’elevata vocazione turistica, tanto che, nei periodi di forte affluenza estiva, i comuni della costa aumentano notevolmente la loro popolazione: il solo comune di Scalea da 10.919 abitanti arriva a far registrare circa 200.000 presenze. L’assenza di un presidio ospedaliero ha inciso non solo sul turismo ma anche su coloro che hanno deciso di vivere più o meno stabilmente in questa zona della Calabria, da qualunque parte essi provengano;

considerato che;

la scelta di riconvertire l’ospedale di Praia a Mare non ha contribuito al risanamento dei debiti della sanità calabrese, innanzi tutto perché risultava essere l’unico ospedale del Centro-Sud con i conti in attivo. Il presidio, infatti, 3 mesi prima della riconversione, chiuse il 2011 con i conti in attivo. In secondo luogo perché la maggior parte dei cittadini dell’alto Tirreno cosentino ora si rivolge agli ospedali della vicina Basilicata e della Campania, pure per le più elementari prestazioni sanitarie, aumentando così il debito sanitario regionale;

ai fattori esposti, che incentivano la sopraggiunta emigrazione sanitaria, si aggiungono anche i deficit delle attrezzature sanitarie, risultando presente, tra l’altro, una sola ambulanza medicalizzata. Circostanza che non ha contribuito a salvare vite umane e che, anzi, comportando ritardi nei soccorsi potrebbe aver contribuito alla loro perdita. Inoltre, i tempi di attesa per le prestazioni sanitarie, già lunghi e oltre i limiti, come denunciato dai cittadini, potrebbero ulteriormente e insopportabilmente prolungarsi in vista dei paventati tagli al servizio di guardia medica;

i disservizi, denunciati da alcuni organi di stampa (“la spia press” online), riguardanti la chiusura dell’ufficio CUP per problemi di personale e dell’ufficio ticket, occasionalmente adibito a centro di prenotazione, presso la “casa della salute”, rendono spesso impossibile effettuare alcune visite e relative prestazioni, quali le prove da sforzo o l’holter cardiaco. A tutto ciò si aggiunge che nei giorni passati è arrivato l’ordine di interrompere le prenotazioni per gli esami nel reparto di radiologia presso la casa della salute di Praia a Mare, nel periodo compreso tra il 1° luglio e il 31 agosto 2016, proprio nel periodo dell’anno in cui le utenze si moltiplicano, in seguito alle paventate polemiche, in meno di 48 ore, si è passati dall’interruzione di tale servizio alla “sola” diminuzione delle prestazioni;

il nosocomio praiese ricopriva un’importantissima funzione nel territorio, tanto che il 4 novembre 2009, con la delibera n. 740, la Regione lo riconobbe come ospedale per acuti e in seguito, il 25 marzo 2010, gli venne riconosciuta l’operatività in regime di ricovero nelle discipline per acuti con ben 88 posti letto. Tutto ciò avvalorato dal fatto che, con il piano sanitario 2007-2009, si evidenziò una mobilità del 14 per cento, mentre le valutazioni fatte successivamente risultano scorrette in quanto effettuate sulla scorta di dati non coerenti;

nonostante la sentenza n.2576 del 20 maggio 2014 del Consiglio di Stato avesse annullato la riconversione del presidio ospedaliero di Praia a Mare in centro di assistenza primaria territoriale (CAPT), con attivazione al suo interno della “casa della salute” a far data dal 1° aprile 2012 (decreti del presidente della Giunta regionale n. 34/2011 e n. 90/2012, delibere n. 826/2012 e n. 1064/2012 del direttore generale dell’Asp di Cosenza), riconoscendo una carenza istruttoria da parte del commissario ad acta nel rispetto della necessità di erogare i livelli essenziali di assistenza alla popolazione locale, non assicurati perché l’ospedale è un punto di riferimento non solo per le aree della fascia costiera, ma anche per quelle montane del Tirreno cosentino, nonché per la mancata considerazione dell’aumento della popolazione vacanziera e del traffico, nel periodo feriale, che rendono di fatto non più “compatibili” per le popolazioni dei comuni di Praia a Mare e Tortora, la distanza dai presidi più vicini (quelli di Cetraro e di Lagonegro, quest’ultimo in Basilicata);

con un’ulteriore sentenza, n. 2968/2015, il Consiglio di Stato si pronunciava definitivamente sull’ospedale di Praia a Mare, intimando al commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro daldeficit sanitario della Regione Calabria, «di dare esatta esecuzione al giudicato, tenendo conto delle argomentazioni esposte nei paragrafi 2.5 e 2.6 della sentenza n. 2576/2014», obbligandolo a pronunciarsi nel termine di 120 giorni sulla trasformazione del presidio ospedaliero di Praia a Mare in ospedale distrettuale-CAPT;

a seguito dell’inerzia in tal senso, il Consiglio di Stato provvedeva a nominare la dottoressa Fiori Degrassi commissario ad acta per l’ottemperanza della sentenza n. 2968/2015, che provvedeva, in data 18 novembre 2015, a delegare l’esecuzione del giudicato al dottor Domenico Di Lallo, e, stando alle cronache locali, «prima il 10 novembre poi il 18 novembre, hanno provveduto ad inviare due solleciti al commissario e al sub commissario della sanità calabrese, Massimo Scura e Andrea Urbani»;

nel mese di dicembre 2016, prima Di Lallo e poi la Degrassi si sono dimessi, adducendo motivazioni risiedenti nelle posizioni lavorative pure precedentemente ricoperte all’atto dell’incarico (il primo in qualità di dirigente dell’area Rete ospedaliera e ricerca della Regione Lazio, la seconda in qualità di direttore della salute e integrazione sociosanitaria, sempre della Regione Lazio);

il sindaco di Praia a Mare, Antonio Praticò, di fronte alle dimissioni di Di Lallo ebbe a dire «E come dargli torto, Di Lallo ha adempiuto all’iter sollecitando un incontro con i commissari Scura e Urbani ma questi, piuttosto che rispondere, hanno preferito discutere tra di loro su come aggirare la sentenza del Consiglio di Stato che annulla la conversione dell’Ospedale in Casa della Salute», come si apprende da un’intervista su “Rete 3”;

considerato inoltre che:

tale fatto dovrebbe rendere nullo anche il decreto n. 30 del 3 marzo 2016 del commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal deficit sanitario, Massimo Scura, che non ottempera alla suddetta sentenza, con la precisazione che, nel medesimo decreto, veniva decisa l’apertura dell’ospedale di Trebisacce, che si trovava in una situazione simile a quella in cui è il nosocomio praiese;

ad oggi, il punto di primo intervento praiese è stato addirittura declassato e non è in grado stabilizzare patologie come infarti e ictus, risultando privo del personale (come l’anestesista) e delle attrezzature per l’urgenza (come la rianimazione), mancando persino il defibrillatore. E l’inesattezza delle informazioni su tali mancanze è passibile di provocare tragici equivoci;

atteso che:

a seguito della manifestazione avvenuta il 20 aprile 2016 sotto il palazzo del Ministero della salute, una delegazione di manifestanti è stata ricevuta dai dirigenti ministeriali ed a tale incontro è seguito l’invio di una lettera ai commissari della sanità calabrese in cui si chiede una relazione per valutare l’adeguatezza dell’attuale assetto organizzativo dell’area e se esso sia in grado di garantire l’assistenza nell’ambito dell’emergenza-urgenza, di cui ad oggi non vi è traccia;

in seguito all’incontro non solo è emerso che nulla il Ministero sapeva in ordine alla promessa attivazione di un tavolo specifico per la rimodulazione del piano di rientro dal debito sanitario (come si legge su “quotidianosanita” online) al fine di ovviare alla situazione sanitaria dell’alto Tirreno cosentino, nonché nulla sapeva in ordine alle dimissioni del commissario ad acta Degrassi (sempre su “la spia press”);

considerato infine che, vista la grave situazione in cui versa il territorio e vista l’imminenza della stagione estiva, da subito si potrebbe realizzare un punto di primo intervento potenziato, grazie all’assunzione, come avvenuto alcune settimane fa in provincia di Reggio Calabria, di alcuni chirurghi, anestesisti ed infermieri. Tale possibilità è già attuabile (si vedano le circolari del commissario Scura) dall’autunno 2015. È necessario solo che il direttore generale dell’ASP di Cosenza indichi le formalità burocratiche e finanziarie per gli adempimenti necessari alle assunzioni,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia (ovvero abbia intenzione di venirne) a conoscenza dei fatti esposti;

quale ruolo abbia intenzione di giocare nella soddisfazione delle legittime aspettative dei cittadini, meritevoli di protezione, secondo le sentenze citate del Consiglio di Stato, dell’alto Tirreno cosentino nel vedere soddisfatto il diritto costituzionale alla salute;

se abbia intenzione di provvedere alla creazione del punto di primo intervento potenziato;

quali iniziative intenda assumere per il ripristino dei livelli essenziali di assistenza, la cui negazione è accertata con sentenza, dei calabresi, sollevando la popolazione locale dagli angosciosi disagi che quotidianamente viene costretta a sopportare;

quali iniziative urgenti, di concerto con il commissario Scura e con i vertici della Regione Calabria, intenda effettuare per fornire il comprensorio su cui insiste l’ospedale di Praia a Mare delle attrezzature di cui la struttura necessita, prima fra tutte un’altra ambulanza medicalizzata, specie in vista dell’imminenza del periodo estivo.

Fonte: Senato della Repubblica

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